sabato 29 aprile 2017   
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Mariotto.eu

IL PORTALE DELLA FRAZIONE

a cura di

Gaetano De Palma

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TRADIZIONI E GASTRONOMIA  
   
 
1- IL CULTO E LA FESTA DELL’ADDOLORATA
Patrona di Mariotto è la Madonna, Maria Santissima Addolorata, a cui è dedicata l’unica chiesa parrocchiale e la cui festa religiosa ricorre il 15 Settembre. L’origine del culto per l’Addolorata risale addirittura alla seconda metà dell’ottocento, quando i primi abitanti del villaggio, per lo più contadini provenienti dai paesi limitrofi, trovarono nella figura della Vergine Addolorata “un riflesso delle proprie sofferenze”1 e fatiche quotidiane e nella sua venerazione “un motivo di consolazione e di speranza”1.
Come si diceva, la ricorrenza della Vergine Addolorata ricorre il 15 Settembre ed è proprio a cavallo di tale data che si svolgono i festeggiamenti in suo onore. I preparativi per la festa in realtà cominciano già in piena estate con il comitato feste che inizia a girare per il paese a raccogliere i contributi delle famiglie per sostenere le spese per i festeggiamenti civili e religiosi. La festa religiosa ha il suo apice nella celebrazione delle Santa Messa solenne nella giornata del 15 Settembre e quindi nella Processione (che si svolge nella serata della Domenica successiva qualora non coincidente con il 15 settembre) del simulacro della Vergine per le vie del paese. Il programma civile della festa prevede invece l’esibizione della bassa banda che nei giorni dei festeggiamenti gira per le vie del paese, il concerto della banda, che oltre ad accompagnare la processione, fino agli inizi degli anni ’80, si esibiva in piazza sulla cosiddetta “orchestra” ovvero sulla cassa armonica, e lo spettacolo pirotecnico che si svolge la domenica sera al termine della processione. Conclude la festa uno spettacolo musicale che fino a qualche anno fa si teneva il lunedì sera in piazza. Da qualche anno, per venire incontro alle esigenze di studenti e lavoratori, lo spettacolo viene anticipato alla serata del sabato.
 
1 Damiano Pasculli “Mater dolorosa – Mariotto, storia di una chiesa i e di una comunità” , Terlizzi, 2006.
 
2- I RITI DELLA SETTIMANA SANTA E DELLA PASQUA
I mariottani hanno sempre vissuto con grande emotività e partecipazione i riti della Settimana Santa, molti dei quali, purtroppo, oggi scomparsi. La ragione è da ricercarsi, evidentemente, nella presenza costante in tali riti della figura delle Vergine Addolorata, patrona di Mariotto, che accompagna il Figlio nel doloroso cammino della Passione. In passato, uno dei momenti più intensi e sentiti della settimana santa era la cosiddetta “predica grande” che si teneva nella serata del giovedì, quando gran parte della popolazione di Mariotto si riuniva in chiesa per ascoltare la Passione di Gesù Cristo recitata da un predicatore sul pulpito. Momento culminante della celebrazione era la chiamata dell’Addolorata che, portata a spalla, raggiungeva il pulpito affinché le potesse essere affidato il corpo del Figlio crocifisso. Attualmente, durante la messa del giovedì sera, insieme alla lettura della Passione di Cristo, si rievocano i momenti salienti dell’ultima cena e della la lavanda dei piedi. Altra tradizione ormai perduta era la preparazione, da parte delle famiglie, dei cosiddetti “sepolcri” ovvero delle composizioni di germogli di piante di legumi e soprattutto di germogli di grano che venivano portate all’altare a simboleggiare la vita che rinasce dopo la morte.
Oggi, nel pomeriggio di Venerdì Santo la comunità si riunisce in Chiesa per la lettura della Passione e per la rievocazione della morte di Cristo. Al termine della lettura il Santissimo Sacramento viene riposto e i fedeli celebrano l’adorazione della Croce. Alla sera, si celebra la rituale processione per le vie di Mariotto con i simulacri della Addolorata e del Cristo morto. La processione, accompagnata dalla banda che intona marce funebri, si snoda per le vie del paese in una atmosfera di silenzio e oscurità, fermandosi di tanto in tanto nei pressi degli altari che simboleggiano le stazioni della Via Crucis per ascoltare la lettura dei Salmi e del Vangelo. Il sabato sera, infine, si celebra la Santa Messa della Resurrezione. I fedeli vengono accolti nella chiesa semibuia e rischiarata dalle sole luci dei ceri e delle candele e ascoltano in silenzio la Passione che culmina nel Gloria pronunciato dal parroco che annuncia la resurrezione di Gesù Cristo. La Domenica è giorno di grande festa, si celebrano le Messe solenni e le massaie si affannano a preparare il pranzo per la famiglia nel quale trovano posto i dolci preparati nei giorni precedenti quali taralli olio e vino, taralli “grossi” con e senza “glepp” (glassa di zucchero), friselle dolci, sasanelli e altri dolci a base di pasta di mandorle. Diffusissimo, come da tradizione, è il consumo di agnello e capretto arrosto o al forno. Tradizione ormai scomparsa è quella di aspergere la tavola imbandita con l’acqua santa benedetta durante la veglia pasquale aiutandosi con un ramoscello d’ulivo benedetto la domenica delle Palme. Resiste ancora in molte famiglie, per fortuna, l’usanza di preparare la cosiddetta “pizza dolce” ovvero una torta ipercalorica a base di uova, zucchero, ricotta e altri aromi, che risulta non avere uguali nel circondario. 
 
 
3- SAN NICOLA E SANTA LUCIA
La ricorrenza di San Nicola (6 Dicembre) apre il ciclo delle festività che ruotano intorno al Natale e che si concludono con l’Epifania. Nella tradizione iconografica, il Santo, vescovo di Mira, città dell’Asia Minore, vissuto nel IV secolo al tempo dell’Imperatore Costantino, le cui spoglie vennero trafugate da mercanti baresi e portate nel capoluogo regionale di cui divenne Patrono, viene raffigurato come un vecchio dalla lunga barba bianca. Da qui la sua identificazione con Babbo Natale o Santa Claaus, come viene chiamato nella tradizione scandinava. Ancora oggi, infatti, in molte famiglie di Mariotto, è proprio San Nicola che porta i doni ai bambini nella notte tra il 5 e il 6 Dicembre, anziché Babbo Natale.
Il 13 Dicembre la Chiesa festeggia Santa Lucia, martire di Siracusa vissuta nel IV secolo. La tradizione, un pò ovunque, associa all’immagine della Santa quella del fuoco. La ragione è da ricercarsi nella agiografia della Santa che condannata al rogo, morì in realtà trafitta da una spada, in quanto le fiamme non riuscivano a lambirne il corpo. Per questo motivo, anche a Mariotto, soprattutto fino a qualche anno fa, le famiglie si riunivano e accendevano nei pressi delle loro case dei falò intorno ai quali si sostava fino a notte inoltrata, assaporando ceci fritti, fichi secchi farciti di noccioli di mandorlo, taralli olio e vino, olive nere salate, il tutto innaffiato con dell’ottimo vino prodotto da uve della varietà “nero di troia” o “moscato”. 
4- IL NATALE
Il Natale porta ancora con sé, per fortuna, anche a Mariotto, usanze e tradizioni che sono riuscite a sopravvivere alla evoluzione dei costumi che invece, altrove, hanno trasformato le festività natalizie in un evento puramente consumistico. La motivazione è senz’altro da ricercarsi nel forte richiamo che esercita nelle coscienze dei credenti, ma non solo, la celebrazione della nascita di Gesù Cristo. Tuttavia, a Mariotto, le festività natalizie, si connotano ormai da un ventennio, come spiegheremo meglio più avanti, per un evento che riesce a coinvolgere tutta la popolazione contribuendo a rendere più magica e affascinante l’atmosfera che in quei giorni si respira nella frazione: il grande presepe allestito dal Centro Polivalente La Chimera.
Una delle tradizioni che ha resistito fino a qualche decennio fa era quella di accendere la sera della vigilia un grande falò nei pressi della chiesa con la legna trasportata nei giorni precedenti dai contadini al ritorno dalla campagna. I mariottani vi si radunavano intorno a chiacchierare in una piacevole atmosfera conviviale aspettando l’inizio della celebrazione. La Santa Messa si concludeva con la deposizione del Bambinello nella mangiatoia del presepe allestito in un angolo della chiesa. Oggi la tradizione del falò, acceso anche il 13 Dicembre, in occasione della festività di Santa Lucia, fa da corollario ad un evento più grande che dal lontano 1989 è diventato un appuntamento irrinunciabile per Mariotto: l’allestimento del presepe a cura del Centro Polivalente “La Chimera”. Fino al 1997 il presepe è stato allestito nella centrale Piazza Roma, occupandola quasi per metà. Nella piazza veniva riprodotto il tipico paesaggio murgiano fatto di rovi, arbusti, piante di fichi d’india, muretti a secco, pozzi d’acqua sorgiva, recinzioni in legno, ecc. Al centro del presepe trovava posto la capanna con la Natività anch’essa realizzata con materiali poveri quali assi di legno e paglia. Non di rado capitava che durante le festività natalizie qualche spruzzo di neve contribuiva a rendere ancora più magico e realistico il paesaggio. Dal 1998, per ragioni logistiche, il presepe trova posto nel giardino adiacente la chiesa parrocchiale. Qui vengono allestiti luoghi e scenografie tipiche della civiltà contadina con le botteghe degli artigiani, i ricoveri per gli animali, le abitazioni dei contadini come potevano essere agli inizi del ‘900. Seguendo un percorso guidato, poi, il visitatore giunge alla capanna che ospita la Natività. Altra peculiarità è il presepe vivente che coinvolge grandi e piccini della frazione che animano i luoghi prima descritti.
Tuttavia, sebbene buona parte della vita della comunità durante le festività natalizie si svolga tra appuntamenti religiosi e folcloristici, nelle abitazioni dei mariottani, già dagli inizi di dicembre, comincia la frenetica attività di preparazione dei dolci della tradizione. In particolare ricordiamo le “cartellate” ovvero girandole di pasta frolla fritte e poi ricoperte di vino cotto di fichi o talvolta di miele o zucchero, i “calzoncelli” ovvero dei gustosi panzerottini di sfoglia ripieni di pasta di mandorle, i “biscottini” ossia dei dolcetti a base di mandorle tritate, cioccolato, vino cotto e altri aromi e altri dolci quasi tutti a base di pasta di mandorle. Ad accompagnare i dolci, poi, numerosi liquori fatti in casa a base di limoni, altri agrumi e mele cotogne.
 
 
5 – SAN GIUSEPPE
Il 19 Marzo la chiesa festeggia San Giuseppe. I mariottani sono da sempre legati a questa festa che porta con sé la tradizione della preparazione del cosiddetto “calzaun”. Il calzone è una torta salata ripiena. L’involucro è di pasta croccante fatta con farina, olio e vino bianco. Il ripieno è vario e succulento e costituito da cipolle “lunghe” ovvero cipolle novelle precotte, olive, alici salate o sgombri, uva passa e spaghettini con l’aggiunta di un pò di zucchero per conferirgli un sapore agrodolce. La parte superiore della sfoglia viene poi unta con olio e cosparsa di zucchero affinché sulla stessa si formi una glassa lucida e croccante.
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