sabato 29 aprile 2017   
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Mariotto.eu

IL PORTALE DELLA FRAZIONE

 

A cura di   Michele De Palma

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  ITINERARIO MARIOTTANO    

 Si dice che prima che quelle zone fossero abitate, Mariotto e la campagna circostante fosse ricoperta da boschi e macchie di querce, paludi, laghetti e qualche ruscello. Gli abitatori erano piccoli esseri fatati che passavano il loro tempo ad ascoltare le antiche filastrocche e melodie che il vento raccontava agli alberi. Questi folletti si nascondevano solitamente nei tronchi cavi. Quando gli alberi furono tagliati e le acque prosciugate per ricavarne buona terra per i raccolti, essi si rifugiarono nei casolari, nelle masserie e nelle ville disseminate sull' ìintero territorio di Mariotto.

 

 La leggenda racconta che in estate, prima che il sole scompaia all'orizzonte, è possibile intravedere questi esseri fatati aggirarsi nelle aie e nei cortili di queste abitazioni di campagna. Ma si sa che tutto questo è una favola. Eppure ... mettiamoci in cammino, andiamo a vedere.Superato l'abitato di Palombaio, la strada provinciale in direzione di Quasano curva leggermente per riprendere un altro rettilineo: lì inizia l'antico Feudo dei Verità e già s'iintravede, incoronata dagli ulivi e dai mandorli, la frazione di Mariotto.Svoltando a sinistra, a poco più di un chilometro dalla provinciale, incontriamo "Villa Ferrara", la residenza estiva dell'antica famiglia bitontina.

Realizzata nel 1904 in stile liberty, risente del classicismo ottocentesco di stampo umbertino. Ombreggiata da enormi alberi secolari la villa domina la vallata sottostante. Ampia la piazzetta centrale nel cui mezzo troneggia il rustico pozzo. Su di un lato la parte residenziale e la splendida chiesetta, sull'altro l'alloggio del fattore attaccate al quale le stalle e la bottega del maniscalco. Le due parti sono collegate tra loro da una passerella sopraelevata sul portale d'ingresso; il torrione a tre piani termina con un belvedere con balaustra.
Nella parte posteriore un ampio parco con viali di lecci, fiori e cespugli. La piscina a ridosso dell'abitazione, rinfresca e allieta gli ospiti nella calura estiva. Vecchi calessi e antichi arnesi da lavoro testimoniano e rinverdiscono i ricordi dell’antica civiltà contadina. A indicare la Villa oggi c'è, sulla provinciale,una freccia direzionale gialla: non ci si può sbagliare!

Partendo dallo stesso incrocio, sempre sulla strada per Quasano, però svoltando a destra, dopo un paio di chilometri troviamo "Torre di Lerma", incuneata tra il territorio di Palombaio, quello di Terlizzi e quello di Mariotto, dove viveva la famiglia Cagnetta.

Qualche anno fa questo piccolo agglomerato di case è stato integralmente rimesso a nuovo, senza minimamente scalfire la disposizione e le sembianze originarie; e da masseria qual era fu trasformata in azienda agrituristica con piccoli appartamenti affittati a quanti volessero trascorrere riposanti settimane nella quiete e nei profumi campestri. La "Piazzetta del Duca", la chiesetta attigua (1858), il porticato ed il rustico forno all'aperto fanno vivere, soprattutto al tramonto e al calare delle prime ombre, un'atmosfera magica, di remote nostalgie. In estate, la domenica, viene celebrata la messa vespertina. Pavoni, fagiani, galline e oche sono le inevitabili mete dei piccoli. Un'antica "pescara" costeggia all'ingresso il viale imbiancato di muri a secco.
Torniamo sulla strada provinciale, verso Mariotto. Un tempo questa strada era delimitata, per tutta la sua lunghezza, da una siepe di rosmarino che il vecchio cantoniere Girolamo ne faceva un punto d'onore a tenere ben sagomata. Arrivati a Mariotto siamo a 240 metri sul livello del mare. L'attraversiamo e puntiamo verso le Murge.
Diverse le stradine o meglio i tratturi che intersecano la provinciale: via del Conte, via Marazziello, via del Forcone. C'infiliamo in un tratturo costeggiato dalle distese di mandorleti e oliveti senza soluzione di continuità. La stradina, di grandezza tale da consentire il passaggio dei traini, di questi porta ancora le tracce. I caratteristici muri a secco delimitano le proprietà. In estate per lo più rovi di more si abbarbicano sui sassi; in primavera è uno spettacolo variopinto di papaveri, di malve, margherite e cicorie selvatiche. Di tanto in tanto case di pietra, i tipici pagliari, si affacciano sui viottoli: dimore di fortuna durante la raccolta delle mandorle e per ripararsi dalla pioggia alla raccolta delle olive. Incuranti del torrido caldo d'agosto, i fichi d'india verdeggiano tra i sassi.
Sulla seconda salita della provinciale, a destra, si scorge "La Giselda". Abitata fino agli anni '60 del secolo scorso dalla nobildonna Giselda che raramente si spostava dalla sua residenza barese per portarsi in campagna, è rimasta abbandonata per diversi anni. La cantina era sicuramente la parte più caratteristica dell'abitazione con le enormi botti di legno disposte in duplice fila. Nelle giornate limpide dal piano superiore, appena lo sguardo supera il boschetto sottostante, non è difficile distinguere i paesi a valle fino a scorgere il mare all'orizzonte. Ristrutturati gli ampi locali a piano terra e arricchita di piscina fu per anni adibita ad agriturismo. Oggi sta subendo un ulteriore maquillage alla ricerca di una ulteriore destinazione d'uso.
Continuando a salire verso la Murge non potrà sfuggire all’occhio del passeggero, sulla destra, il lungo viale di abeti in fondo al quale, appollaiato sul poggio, si staglia rosseggiante "Quarto di Palo", quasi un castello arrampicato su un costone roccioso a dominare i possedimenti circostanti. Ora qui c'é l HOTEL PARK.
Ancora più su, sul penultimo dosso del rettilineo, ecco "Bellaveduta", presumibilmente dimora di campagna del proprietario del centro agricolo di Casamassima, l'antica Mariotto, identificabile nella "Bellavilla", menzionata da frate Angelus; quasi certamente una villa in epoca romana (Damiano Pasculli - "Mariotto: Toponomastica"). Signorile ed austera, non ha subito modificazioni di sorta dalla sua costruzione sulle antiche rovine, divenendo il richiamo ed il simbolo del centro residenziale, con piscina e campi da tennis, sorto alcuni anni fa nelle sue vicinanze ed in continua espansione ad opera soprattutto di cittadini baresi. Per alcuni anni fu adibita a ristorante, “Il Glicine”, per via della pianta fiorita che si arrampica fin sul balcone.
Siamo a metà strada tra Mariotto e le Murge. Arrivati alla fine del rettilineo lo scenario cambia: non più mandorli e olivi, ma vigne. Prendiamo a destra e, al successivo bivio, ancora a destra. A non più di 500 metri, seminascosta da un antistante boschetto di pini e oggi ulteriormente occultata da una spessa rete c'è la "Taverna della Lucertola": un nome che la dice lunga sulla originaria destinazione di questo sito su di una strada che doveva essere molto trafficata, cioè la ristorazione dei viandanti, fossero militari o civili o pastori nel periodo della transumanza.
Torniamo sui nostri passi fino al precedente bivio, quindi puntiamo verso le Murge. Dopo esserci infilati nelle ombre delle grandi querce antistanti la "Masseria Buquicchio", ricca di verde e di giardini seppur malandati, eccoci arrivati all’ultima tappa odierna del nostro itinerario: "Rogadeo", già proprietà della nobile famiglia bitontina poi venduta a privati, nella cui residenza è stato ricavato una rinomata sala ricevimenti: Torrequadra. Alla destra del viale d’accesso vi era un fitto boschetto, oggi trasformato in parco, circoscritto da un alto muro di pietra a secco; seminascosto tra gli alberi c'è un fossato con i resti di un’antica costruzione (Torre Normanna del sec. XI ?) nella quale si mescolano storie e leggende: che c'entrino i nostri piccoli esseri fatati? Attigua alla chiesetta esterna, l'ingresso della residenza avviluppato nell'edera dai colori cangianti. Al di là del cancello un ricco e variopinto giardino dove le rose la fanno da padrone. Sul retro la piscina con salici piangenti. All'interno, a piano terra, la sala ricevimenti che, seppur completamente rimodernata, sembra riecheggiare le musiche dei balli della nobiltà del tempo. Per il resto, nei corridoi, per le scale e nella saletta superiore, dove poltrone, tavoli, posate e quadri d’epoca fanno bella mostra di sé, sembra che il tempo si sia fermato: in tutto il castello aleggia una misteriosa atmosfera d'altri tempi.
Tanti sono ancora i casolari, le ville e le masserie (abitate o in abbandono) da visitare nel territorio di Mariotto.
 
 
   
  

 

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